martedì 21 maggio 2013

COS'E' LA DEPRESSIONE POSTPARTUM


L’arrivo di un bambino viene considerato nell’immaginario sociale come un momento in cui bisogna essere sempre felici… perché allora può capitare che la neomamma si senta triste, nervosa, pianga facilmente…?



Dopo il parto può capitare che vi siano delle alterazioni dell’umore da parte della donna che è appena diventata mamma, a volte si tratta di baby blues,  altre volte di vera e propria depressione.



Cosa significa “baby blues”?

Il “baby blues” o “maternity blues” è  la più comune sindrome del puerperio: consiste in un periodo di alterazione emotiva di lieve entità che insorge dopo il parto e può durare alcuni giorni o alcune settimane. E’ dovuto principalmente ai cambiamenti nel livello ormonale, a cui si aggiungono fattori stressogeni quali la stanchezza psicofisica connessa al parto e i cambiamenti che avvengono nel proprio contesto sociale di appartenenza e circa la propria quotidianità.



Il baby blues presenta sintomi analoghi a quelli della depressione postpartum: tristezza, nervosismo, sbalzi d’umore, pianto, ansia…

La differenza è che si caratterizza per una remissione spontanea.

E’ importante però che la donna e la sua rete di riferimento conosca tale manifestazione sintomatica, in modo da affrontarla al meglio.



Quando si parla invece di depressione postpartum?

Con “depressione postpartum” si intende un vero e proprio disturbo depressivo, che si colloca temporalmente proprio nel postpartum, può essere connotato da diversi livelli di gravità e riguarda circa l’11-13% delle donne.



Quali sono i principali sintomi della depressione postpartum?

Innanzitutto è importante considerare che vi è un ampia casistica di sintomi e non è necessario che siano tutti presenti per parlare di depressione postpartum. Inoltre, il quadro sintomatico deve determinare un certo grado di compromissione del funzionamento globale della donna.

Una donnna potrebbe quindi mostrare:

  • Umore depresso, tristezza, pessimismo
  • Pianto persistente e immotivato
  •  Irritabilità 
  •  Senso di solitudine e di disperazione (può capitare di sentirsi sole anche se “oggettivamente” non lo si è, ma si hanno più persone vicine)
  • Disinteresse in varie attività
  • Affaticamento e mancanza di energie
  • Agitazione o rallentamento psicomotorio
  • Scarsa capacità di concentrazione, difficoltà nel prendere decisioni (anche decisioni quotidiane o legate alla cura del neonato)
  • Ansia
  • Autosvalutazione, bassa autostima, sensi di colpa, senso di inadeguatezza (per esempio rispetto al proprio ruolo genitoriale e alle competenze come madre)




Quali eventi stressogeni possono aumentare il rischio di depressione postpartum?


Si parla di “fattori di rischio”, ovvero condizioni che potrebbero aumentare la vulnerabilità rispetto alla depressione post partum:


  • Fattori biologici: cambiamenti ormonali e fisici correlati al parto
  • Fattori ostetrico-ginecologici: complicanze in gravidanza o nel postpartum, storia personale di pluriabortività, difficoltà circa l’allattamento… E’importante tenere presente che non si tratta di una relazione cuasa-effetto per cui se una donna vive una di tali esperienze, allora svilupperà la depressione postpartum. Una determinante importante è il vissuto soggettivo, il significato emotivo e personale che la donna attribuisce a tali eventi; questo spiega perché donne che hanno vissuto eventi simili, mostrano un vissuto emotivo differente.
  • Fattori psicologici: giocano un ruolo importante. Per esempio, una donna che ha una storia personale o familiare di disturbi psicologici sarà più vulnerabile rispetto ad eventuali esiti depressivi. Un fattore determinante è costituito dalla personalità della donna: una persona con alta autostima, tendenza all’ottimismo e buone capacità di coping (si tratta di quelle capacità che ci consentono di affrontare con efficacia anche le situazioni più avverse), sarà meno a rischio di vissuti depressivi.
  • Fattori sociali: recenti eventi di vita stressanti (lutti, malattie, trasferimenti, difficoltà economiche…), difficoltà nel rapporto di coppia, scarso supporto emotivo e concreto dalle persone vicine (spesso ciò che conta non è l’aiuto ricevuto in termini oggettivi, ma il vissuto personale della donna rispetto a quanto si sente o meno supportati).


Quali fattori possono diminuire la probabilità di sviluppare una depressione postpartum?

Esistono dei fattori “di protezione”, che si intersecano con i fattori di rischio e possono ridurre la vulnerabilità rispetto  all’emergere della depressione postpartum, quali:

  • Supporto da parte delle persone vicine (parenti, amici…) o, comunque, la percezione di essere sufficientemente aiutate sia a livello concreto sia a livello emotivo 
  • Relazione stabile e positiva con il partner 
  • Buona condizione lavorativa, economica 
  • Buona autostima, ottimismo, buona capacità di far fronte agli eventi (anche a quelli stressanti)


Cosa fare se si dovessero riscontrare i sintomi di una depressione postpartum?

A volte capita che la donna non si renda completamente conto delle difficoltà emotive che sta affrontando, è proprio per questo che la rete di riferimento gioca un ruolo importante, per porsi come fattore di protezione e di aiuto.

Innanzitutto è importante accogliere tutti i vissuti della donna, anche quelli negativi, affinchè senta di potersi esprimere liberamente, senza correre il rischio di essere giudicata e trasmettendo la sensazione che non è l’unica a provare quei vissuti in un periodo così delicato.

Inoltre, è fondamentale aiutarla anche a livello concreto.



Tuttavia è importante anche rivolgersi a uno specialista, a uno psicologo, in modo da avere uno spazio e un tempo dedicato ad affrontare questi temi e capire il percorso di supporto che meglio possa aiutare la donna.  Altrimenti , è possibile compiere un primo passaggio rivolgendosi al proprio medico, così da essere indirizzati verso una struttura o un professionista.

E’ però importante farsi aiutare, poiché una depressione postapartum non trattata può avere ricadute sul piano individuale per la donna e a livello diadico e familiare rispetto alle interazioni mamma-bambino e alla relazione con il partner.

Dott.ssa Nicoletta Bassani

sabato 4 maggio 2013

Fratellino o sorellina in arrivo: come far fronte alla gelosia dei propri figli?


L’arrivo in famiglia di un nuovo bambino è sempre un momento delicato, non solo per i genitori, ma anche per gli altri figli.
Spesso i genitori si chiedono come i propri figli reagiranno all’arrivo di un fratellino o di una sorellina e come poter far fronte ad una eventuale gelosia.

Per prima cosa è importante tenere presente che provare gelosia per l’arrivo di un fratellino è normale, si tratta proprio di una fase naturale di adattamento che il bambino attraversa.

Non tutti i bambini esprimono e manifestano questo vissuto emotivo allo stesso modo: vi sono bambini che lo fanno in modo di esplicito e altri in modo meno diretto; la cosa importante è che il bambino senta di poter esprimere anche questo sentimento e che si senta accolto dagli adulti di riferimento.
 
Quali potrebbero essere i segnali di una gelosia?
  • Rabbia espressa apertamente verso i genitori o il fratellino, tramite parole o gesti: ad esempio accusando il genitore di essere cattivo o dicendo di non volere il fratellino oppure agendo comportamenti aggressivi .
  • Capricci: alcuni bambini diventano più capricciosi poiché è un modo per “mettere alla prova” il genitore e il suo affetto.
  • Ricerca di attenzione: alcuni bambini attuano comportamenti mirati ad attirare sempre di più l’attenzione su di sé, in un momento in cui spesso è focalizzata sul nuovo arrivato, ad esempio da parte di parenti, amici…
  • Regressioni comportamentali: il bambino potrebbe ricominciare a compiere comportamenti che aveva abbandonato da tempo e mostrarsi meno autonomo. Per esempio potrebbe richiedere il ciuccio o di essere imboccato, oppure potrebbe ricominciare a fare la pipì addosso quando invece aveva smesso.
  • Esibizione di comportamenti da grande: per evidenziare la propria differenziazione rispetto al nuovo arrivato.
  • Diminuzione del profitto scolastico: alcuni bambini potrebbero mostrare cambiamenti nel contesto scolastico, per esempio peggiorando nei voti.

E’ importante anche considerare che bambini di diverse età possono esprimere diversamente la gelosia:
  • i bambini più piccoli (1-3 anni) spesso manifestano più apertamente i sentimenti di gelosia attraverso il comportamento, per esempio adottando condotte aggressive verso il fratellino. Potrà capitare di vedere che il bambino picchi il fratellino o lo abbracci stringendolo in modo troppo forte…  Gli adulti di riferimento è bene che tengano presente che si tratta comunque di un aspetto positivo, anche se spesso è difficile considerarlo come tale, poiché significa che il bambino sa di poter esprimere quello che prova e sa che verrà capito dal genitore. Inoltre, un comportamento manifesto di gelosia consentirà anche al genitore stesso di comprendere con chiarezza come sta il suo bambino. 
  • I bambini più grandi, invece, potrebbero manifestare la propria gelosia in modo meno esplicito. Ciò non significa che non provino questo sentimento, ma nel tempo hanno imparato che esprimere apertamente la gelosia “non va bene”, viene letto in modo negativo dagli adulti di riferimento che potrebbero reagire sgridandoli. Per questo spesso i bambini più grandi tendono a non attuare condotte aggressive come picchiare il fratellino, ma a trattenere l’emozione dentro di sé, a favore di condotte regressive o di ricerca dell’attenzione.

Come affrontare la gelosia del proprio bambino? 
Ecco alcune indicazioni da tenere presente in 3 diversi momenti:
  • Durante la gravidanza: preparare il bambino all’arrivo del fratellino. E’ importante che siano proprio i genitori a dare al bambino la notizia della gravidanza e a prepararlo sia all’evento del parto (e quindi alla lontananza dalla mamma quando sarà in ospedale) sia all’arrivo del fratellino. E’ importante dare spiegazioni e rispondere alle domande che vostro figlio vi pone, utilizzando un linguaggio adatto all’età del bambino in modo che possa comprendere al meglio ciò desiderate trasmettergli.
  • Al momento del parto: portare il bambino in ospedale a trovare la mamma e conoscere il fratellino, in modo che possa rassicurarsi vedendo che la mamma sta bene e conoscere in prima persona il luogo dove starà la mamma per qualche giorno e cosa vi succede. Questo è importante affinché abbia informazioni corrette per rendere le sue fantasie più realistiche.
  • Una volta a casa: essere pazienti, rassicurare il figlio maggiore, rispondere alle sue domande, mantenere le sue abitudini e le regole che già seguiva, accogliere tutti i suoi vissuti (anche quelli negativi), coinvolgerlo nell’accudimento e nell’interazione con il fratellino, mantenere spazi e momenti dedicati solo a lui e, se possibile, si consiglia di non far coincidere cambiamenti significativi con l’arrivo del fratellino (es. inserimento all’asilo…).      

Favorire fin da subito il rapporto tra fratelli è molto importante perché costituisce il primo “laboratorio sociale” in cui i bambini imparano a relazionarsi con i pari e acquisire abilità sociali importanti, quali la collaborazione, la condivisione, la gestione di conflitti…
Inoltre, il rapporto tra fratelli acquisisce un ruolo importante anche con la crescita, in quanto anche da adulti i fratelli possono essere punto di riferimento l’uno per l’altro.


 

venerdì 3 maggio 2013

BENVENUTI!!!



Benvenuti nel mio blog!



Si tratta di un blog dedicato alla psicologia e alle attività di cui mi occupo come psicologa iscritta all’albo.


In queste pagine potete infatti trovare:

-           articoli e approfondimenti su temi inerenti la psicologia, l’individuo e le sue relazioni

-          indicazioni circa le attività che svolgo

-          i miei contatti per richiedere informazioni, indicare temi di vostro interesse o richiedere un colloquio


Buona lettura!!